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"Net neutrality, la Rete come Servizio universale"
Dichiarazione del sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli

Antonello Giacomelli, Sottosegretario di Stato al Ministero dello Sviluppo economico

Il Consiglio europeo ha rilevato a più riprese l'importanza di completare il mercato unico digitale quale strumento per promuovere crescita e occupazione. Il Presidente Juncker ha identificato l'economia digitale tra le priorità della nuova Commissione. Egli ha invocato, in una recente lettera al Presidente del Parlamento Europeo Schultz e al Presidente del Consiglio Renzi, “una riforma più ambiziosa del mercato delle telecomunicazioni”.

I cittadini nutrono aspettative elevate sulla riduzione delle tariffe di roaming e chiedono la garanzia di una rete internet davvero aperta e dove il traffico sia trattato in modo non discriminatorio.

Il Parlamento Europeo ha già votato su questa proposta legislativa. Ora spetta al Consiglio e quindi a tutti noi rispondere alle legittime aspettative di cittadini ed imprese. E’ per questo che la presidenza italiana ha attribuito da subito massima priorità a questa proposta, riprendendo il lavoro avviato e conducendo un approfondito esame tecnico in Consiglio.

Sulla base dei commenti ricevuti dagli Stati membri abbiamo compiuto ogni sforzo per ricercare una sintesi condivisa. Dobbiamo però registrare che nessuna delle bozze di compromesso, elaborate a livello tecnico, ha raccolto un sufficiente grado di condivisione. Tali bozze, peraltro, inclusa l'ultima 15923/14, si distaccano anche in misura consistente dalle posizioni dei singoli Stati membri, a partire dall’Italia, che ha privilegiato in ogni momento il mandato di mediatore neutrale che appartiene alla presidenza, rispetto all'affermazione del proprio punto di vista.

Abbiamo comunque registrato in Consiglio ampia convergenza sulla necessità di dare priorità alle due questioni chiave: neutralità della rete e roaming. A questi due temi in modo particolare vogliamo quindi continuare a dedicare ogni sforzo, fino al termine del  mandato. E tuttavia ci è chiaro che se continuassimo ad affidarci alla sola sede tecnica difficilmente arriveremmo ad un risultato apprezzabile e rischieremmo anzi di allontanarci dallo spirito iniziale della proposta sul “continente connesso”.

Occorre quindi che a questo livello, quello politico del Consiglio, assumiamo pienamente la responsabilità di indirizzi chiari sui punti che rappresentano il vero cuore del TSM.

Sono certo che per tutti noi la neutralità della rete costituisca il primario valore di riferimento. L’affermazione di una rete aperta, libera, non discriminatoria, ha bisogno di due presupposti. Il primo consiste in una adeguata regolamentazione, perché affermare il solo principio di neutralità della rete, senza regolamentazione, porterebbe alla sua sconfessione di fatto. La seconda considerazione é che il realizzarsi di un accordo diretto tra gli operatori e gli OTT, senza alcun ruolo delle istituzioni, alzerebbe una barriera finanziaria per i nuovi entranti e frenerebbe l’innovazione che è sempre stata il motore dello sviluppo di internet.

Entrambi questi presupposti ci portano a concludere che è necessario un ruolo attivo e forte delle istituzioni. Partendo da questo approccio, la proposta che noi avanziamo è di liberare la riflessione in corso dal contrasto tra le ragioni degli operatori e quelle degli OTT, rimettendo invece al centro l’interesse, o ancor meglio il diritto del cittadino utente,  rispetto al quale vanno definite le posizioni di tutti i soggetti economici. In altre parole, a nostro avviso, dobbiamo partire dal considerare a tutti gli effetti l’accesso adeguato alla rete un servizio universale, un diritto fondamentale, un bene essenziale. Chi, meglio dell’Europa, che ha nella sua cultura e nella sua storia la compiuta elaborazione e la positiva affermazione del Servizio universale, può promuovere in uno scenario globale l'adeguato accesso alla rete come diritto fondamentale di ogni persona? Peraltro, a mio avviso, una significativa eco di questa impostazione si trova anche nella recente affermazione del Presidente Obama, quando paragona internet all'acqua.

Mi limito ad aggiungere come questa concezione, che assume come prioritario il diritto del cittadino, consentirebbe di coinvolgere attivamente tutti i soggetti economici, siano essi operatori o fornitori di servizi e contenuti, nella responsabilità di sviluppare ed implementare le infrastrutture di rete.

Sul roaming i cittadini europei nutrono aspettative molto alte e capiscono sempre meno una sorta di tassa doganale sotto forma di tariffa. Anche gli operatori necessitano di chiarezza sui tempi per valutare gli investimenti sulle reti e sui servizi. L'esigenza di arrivare alla fine del roaming in tempi ragionevoli e compatibili con quelli già indicati dal parlamento europeo, magari anche affinando la diversa realtà di dati e fonia, ha rappresentato e rappresenta una delle priorità del lavoro della Presidenza. Purtroppo non é stato raggiunto un accordo nonostante molti tentativi di sintesi e di compromesso. Il rischio che la fine del roaming slitti molto in avanti rispetto ai tempi attesi dai cittadini europei è molto concreto, va scongiurato e sta alla responsabilità di tutti noi evitarlo. La presidenza intensificherà il suo impegno ma è a tutti chiaro che solo un forte input politico dei governi potrà sbloccare positivamente la situazione

Sono questi i principi ed i riferimenti di fondo sui quali vi propongo di riprendere fin da domani il lavoro a livello tecnico, nell'intento di raggiungere un grado di condivisione tale da avviare rapida-mente un dialogo con il colegislatore sul Mercato unico delle telecomunicazioni.

Ultimo aggiornamento: giovedì 27 novembre 2014