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Verso una piattaforma europea contro il lavoro sommerso
I dati dell’indagine 2014 dell’Eurobarometro sul fenomeno

Tra i temi al centro del Consiglio Occupazione dei ministri del Lavoro del 16 ottobre vi è la “Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'istituzione di una piattaforma europea per il rafforzamento della cooperazione volta a prevenire e scoraggiare il lavoro sommerso”.

Per lavoro sommerso si intende una “qualsiasi attività retribuita lecita di per sé ma non dichiarata alle autorità pubbliche”. Si tratta di un fenomeno con un impatto economico e sociale di difficile quantificazione ma che incide sulla fiscalità generale, sul sistema previdenziale, sull’occupazione e condizioni di lavoro, sui livelli di produttività e sviluppo delle professionalità, e sulla corretta concorrenza tra imprese.

Secondo una indagine Eurobarometro pubblicata nel marzo 2014 e svolta in 28 Paesi risulta che:
• l'11% dei rispondenti ammette di aver comprato l'anno scorso beni o servizi ottenuti da lavoro sommerso, mentre il 4% ammette di aver eseguito attività remunerate in nero,
• il 60% indica come ragione principale dell'acquisto di beni o servizi ottenuti da lavoro sommerso il minor livello dei prezzi e il 22% lo motiva con favori resi ad amici,
• il 50% indica come motivo principale del lavoro sommerso i vantaggi per entrambe le parti, il 21% invoca la difficoltà di trovare un lavoro regolare, il 16% la percezione che le tasse siano troppo alte e il 15% l'assenza di altri redditi. Gli europei dei Paesi meridionali indicano con maggior frequenza la difficoltà di trovare un lavoro regolare (41%) o l'assenza di altre fonti di reddito (26%),
• gli europei spendono ogni anno un importo mediano di 200 EUR per beni e servizi ottenuti da lavoro sommerso, mentre l'importo mediano annuo del guadagno ottenuto da chi svolge lavoro sommerso è di 300 EUR,
• i beni e i servizi per i quali è più frequente il ricorso al sommerso sono riparazioni e ristrutturazioni dell'abitazione (29%), riparazioni di automobili (22%), pulizie domestiche (15%) e alimentazione (12%),
• il lavoro sommerso degli europei riguarda principalmente riparazioni e ristrutturazioni dell'abitazione (19%), giardinaggio (14%), pulizie (13%) e servizi di baby-sitting (12%),
• il 3% dei rispondenti ha dichiarato di ricevere parte dello stipendio in contanti di mano in mano, pratica questa che è più frequente nelle imprese di minori dimensioni. La proporzione del reddito annuo percepita sotto forma di "fuori busta" raggiunge il livello più alto nell'Europa meridionale (69%), seguita dall'Europa orientale e centrale (29%), mentre i Paesi continentali e settentrionali riportano livelli inferiori (rispettivamente 17% e 7%).

Già dal 2001 la nozione di lavoro sommerso è stata integrata nella Strategia europea per l’occupazione e la Decisione punta a rafforzare maggiormente la collaborazione tra Paesi membri e Commissione europea per fronteggiare e disincentivare il ricorso ad ogni sua forma.

L'azione dell'Unione europea si rende necessaria per sostenere gli sforzi dei singoli Stati per affrontare questa sfida. La Piattaforma mira a sviluppare una maggiore conoscenza e approcci innovativi al problema, a incentivare gli scambi di informazioni sulle prassi migliori di contrasto creando, ad esempio, una banca delle conoscenze delle diverse misure e pratiche. Tra gli scopi è presente inoltre l’adozione di orientamenti non vincolanti per gli ispettori e principi ispettivi comuni.

* rapporto Eurobaromentro sul lavoro sommerso - marzo 2014

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Ultimo aggiornamento: mercoledì 15 ottobre 2014