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Ricerca: nuove regole per attrarre i talenti di tutto il mondo in Europa
Al vaglio le misure per trasformare l’Ue in centro mondiale d’eccellenza per studenti e ricercatori

CC 2.0 Flickr / BWJones

Nelle prossime riunioni del Consiglio Giustizia e Affari interni, a partire da quella in programma il prossimo 9 ottobre, uno dei dossier che verrà affrontato riguarda l’immigrazione legale di studenti e ricercatori.  

Il tema è centrale e riguarda le importanti sfide strutturali che l’Unione europea sta affrontando in questi anni. Attualmente molti Stati membri dell'UE faticano a individuare figure che possano ricoprire posizioni lavorative altamente qualificate, nonostante la crisi economica e l'aumento dei livelli di disoccupazione. Una delle motivazioni principali è che l'UE non è in grado di attrarre la forza lavoro di cui ha bisogno. Mentre altri paesi del mondo stanno facendo molto per richiamare i talenti stranieri migliori, a partire dalla prima fase di studi universitari e nei progetti di ricerca, l’Europa fatica a qualificarsi come centro mondiale di eccellenza. Per questo è nell’interesse dell’Unione Europea abbattere le barriere burocratiche e rendere più facile e appetibile la possibilità di lavorare in uno dei suoi Stati membri.  

Ogni anno sono 200.000 gli studenti e i ricercatori che decidono di trasferirsi temporaneamente in Europa. Tuttavia, troppi di loro devono affrontare ancora ostacoli burocratici inutili. Le norme attuali per ottenere un visto per studenti o un permesso di soggiorno sono spesso complesse e poco chiare. Le procedure possono essere lunghe e variano notevolmente tra gli Stati membri. Senza considerare che spostarsi da uno Stato membro ad un altro può essere molto difficile o addirittura impossibile.    

La direttiva proposta dalla Commissione nel marzo del 2013 (che modifica e sostituisce le direttive vigenti in materia di studenti e ricercatori) ha lo scopo di rendere più facile e più attraente per gli studenti non comunitari, ricercatori e altri gruppi, l’ingresso e il soggiorno nell'UE per periodi superiori a tre mesi. La nuova direttiva stabilisce limiti temporali chiari per le iniziative delle autorità nazionali e incoraggia gli Stati membri a fornire maggiori opportunità di accesso al mercato del lavoro durante i soggiorni e facilitare il movimento tra gli stati Ue.

Ultimo aggiornamento: venerdì 8 agosto 2014